Stanno combattendo in modo silenzioso gli assistenti sanitari e le famiglie che hanno affidato i loro cari a strutture per anziani come le case di riposo e le Rsa, in particolare nelle zone dove il coronavirus si è diffuso con maggiore intensità.

Come già sappiamo i soggetti che rischiano di più se contagiati sono gli anziani, e questo ha portato ad adottare, nelle diverse strutture precauzioni nel lavoro quotidiano: “Ad ogni inizio turno veniamo sottoposti a una visita medica per accertare le nostre condizioni di salute e valutare eventuali sintomi che potrebbero destare preoccupazione”, spiega lo psicologo Stefano Boggi, responsabile del servizio educativo e neuropsicologico di alcune strutture attive nel comune del lodigiano epicentro di uno dei focolai italiani con cinque nuclei residenziali che ospitano144 persone.

A seguito del Dpcm dell’8 marzo 2020,le visite dei parenti sono vietate: nelle strutture entra solo il personale assistenziale, e chi viene da fuori ha ricevuto l’autorizzazione del prefetto per poter entrare nell’area circoscritta. Una decisione molto forte che le famiglie però sembrano appoggiare. Le strutture, da parte loro, si stanno organizzando come possono: “Abbiamo attivato un gruppo di sostegno psicologico per normalizzare la percezione degli ospiti rispetto a quello che succede all’esterno. In questo modo si sentono tranquilli e tutelati, hanno capito che tutte le misure adottate servono per la loro sicurezza, per tenerli in un ambiente non contaminato e non a rischio”, racconta Boggi.

Misure di contenimento

Le misure di contenimento dell’infezione sono le stesse anche nelle strutture di altri due comuni della zona rossa del lodigiano, dove sono ospitate 210 persone in tre diversi centri. Da venerdì è stato interrotto l’ingresso dei familiari e il personale che accede viene controllato ogni giorno: “La situazione ovviamente ci ha mandato in crisi”, spiega il direttore sanitario dell’Azienda Speciale di Servizi di Casalpusterlengo, Gianpiero Marzani. “Le mascherine hanno iniziato a scarseggiare, c’è difficoltà a reperirle, e anche il lavoro è aumentato vistosamente. Stiamo parlando di fasce altamente a rischio rispetto a questo virus, è questa la vera prima linea per evitare che la situazione si aggravi”.

Le restrizioni per le case di riposo riguardano molte strutture delle regioni più a rischio, la Lombardia su tutte. E con il divieto di ingresso per i familiari, qualcuno ha colto l’occasione per far scoprire agli ospiti la videochiamata:  è in  stato attivato alcune strutture un numero WhatsApp dedicato, collegato ad un tablet, che permette a familiari e ospiti di continuare a vedersi. “L’iniziativa è partita da qualche giorno e fin da subito sono state effettuate e ricevute decine di telefonate. La videochiamata permette ai parenti di sincerarsi anche grazie all’immagine delle condizioni di salute dei propri cari, un aspetto non di poco conto soprattutto in questi giorni in cui è forte l’allarme per la diffusione del virus”.

Per tanti ospiti, dicono, l’emozione è forte, un po’ perché non vedono i parenti da tempo, un po’ perché questo è un metodo di comunicazione mai sperimentato. “Abbiamo colto in positivo l’opportunità per avvicinare ancora di più i nostri ospiti alle loro famiglie. Lavorare in questa situazione però è difficile: siamo contente per il successo dell’iniziativa, ma speriamo che l’emergenza sanitaria finisca presto”. Di certo non è il momento di scoraggiarsi, anzi, dobbiamo farci forza e cercare di adottare le misure di precauzione per limitare i contagi.